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Rotatorie come biglietto da visita. Quando un territorio si può concentrare in pochi metri quadrati.

Rotatorie

 

Qualcuno lo ha capito ed ha arredato le rotatorie come meglio poteva, per presentare una località nella maniera ottimale.

Altre amministrazioni le realizzano, ma le fanno orrende o peggio ancora le lasciano abbandonate.
Non manca nemmeno chi ha dimenticato che esistano e si ostina a non costruirle dove servirebbero.

Benedette oppure odiate, le rotatorie sono molto più democratiche di tutto il mondo che gira attorno ad esse. Una volta entrati all'interno di essa, nessuno ci può più passare davanti. Meritocrazia allo stato puro in quella che è una risorsa ingegnosa per smaltire agevolmente il traffico agli incroci delle strade.

La vediamo bene, è li davanti a noi, la scorgiamo da lontano e ci costringe a rallentare se non addirittura a fermarci. Quindi hanno molta visibilità e davvero tanti sfruttano questa circostanza.

In Italia è arrivata un po’ in ritardo e spesso vengono utilizzate in maniera inutile e paradossale dove nemmeno servirebbero.  Al contrario, ci sono ancora incroci pericolosi, con o senza semafori (non sempre funzionanti) e come dicevamo ci si dimentica che le rotatorie siano già arrivate in Italia, perché probabilmente alcuni amministratori non sono stai avvertiti dell’arrivo di questa novità.
Polemiche stradali e battute a parte, quello che ci interessa è la funzione di ambasciatrici che esse rappresentano o potrebbero rappresentare. Le rotatorie sono le silenziose delegate del territorio e fanno bella mostra di sé come ballerine che girano su sé stesse mostrando il loro abito. Loro sono ferme, siamo noi a girarci in tondo, ma il senso non cambia. Il problema è l’abito che facciamo indossare alle nostre ambasciatrici.
A volte rattoppato come lo strascico stradale che le precede e poi le segue, a volte imbarazzante per la bruttezza della foggia, a volte addirittura fuori luogo per il contesto dove sono inserite. Raramente hanno un abito che le vesta bene e le renda testimoni del territorio. Le nostre vezzose ballerine sono proprio questo, sono il chiaro indice dello status economico, sociale e civile nel quale sono inserite. Se la rotatoria è bella e curata, il paese dove ci troviamo e la gente che vi abita, non può che esserlo altrettanto. Allora sfruttiamole a dovere, facciamo si che parlino di noi e della nostra realtà economica, agricola, storica, folkloristica e umana. Rendiamole belle da diventare il simbolo del posto dove stanno. Possono essere il monumento e il tributo alle genti che vi abita vicino.

Lo specchio dei tempi è anche questo. Una sorta di ingresso oppure di vano scale e di pianerottolo del condominio dove ci rechiamo per far visita ad un amico. Un bene comune del quale tutti i condomini devono prendersi cura. Perché se è tutto lasciato in stato di abbandono, non posso trovare di meglio una volta entrato in uno degli appartamenti.

Rotatorie

Alcune amministrazioni hanno lasciato la gestione ad imprenditori privati in cambio di pubblicità. Una cosa davvero saggia e innovativa. Ma vado oltre e nello specifico penso al vino, all’olio extravergine di oliva e alle tante realtà produttive che sono l’asse portante delle economie locali. Moltissime municipalità del nord Italia, in questo sono più lungimiranti e ci danno il benvenuto con le loro peculiarità. Una botte di legno, un vecchio torchio per le uve, un antico carretto utilizzato per il trasporto di vino, un piccolo vigneto, piante di olivo e via dicendo. Chi entra in quel territorio sa per certo su cosa è basata quella economia e se tre indizi fanno una prova, alla terza rotatoria, saranno stimolati a visitare un’azienda e a riportarci a casa una bottiglia di vino oppure di olio. Penso quindi ai vari consorzi di tutela dei prodotti, ma anche ai produttori stessi. Loro dovrebbero davvero fare a gara per “adottare una rotatoria”. La pubblicità è l’anima del commercio e le rotatorie, se ben vestite, sono efficaci come poche altre testimonianze.

Alcune sono così brutte, che non posso immaginare che sia stato pagato qualcuno per disegnarle.

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