La Fiorita Franciacorta

La Fiorita Franciacorta

Intervista a Pierangelo Plebani all’interno della sua cantina/agriturismo, degustando un metodo classico 2003

 

 

 

 

 

Vendemmia 2003, caro Piero siamo qui a La Fiorita. Per me è la settima, ottava volta che vengo qui, ormai ho perso il conto. Mai abbastanza per due come noi.

Si, tante volte, ma non sono mai sufficienti.

 

Di quale prodotto stiamo parlando?

Uno Chardonnay, di un vigneto che aveva quattro anni, piantato nel 1999, ultimo anno del millennio. Abbiamo iniziato il percorso Franciacorta bollicine sostanzialmente nel 2000, proprio da questo vigneto di fianco alla nostra azienda. Parliamo di circa 12.000 metri quadri, vendemmia 2003, sboccatura 2005. Un numero esiguo di bottiglie, 1500, fatte appunto con un vigneto giovane al primo anno di produzione; parliamo di 25/30 quintali di uva. Tra l’altro temevo nell’aprire questa bottiglia, trattandosi di un annata così giovane, con uve dalla poca struttura, dove ovviamente anche il mostro era, se vogliamo, “acerbo”. Quindi non immaginavo che dopo 17 anni fosse così. Colore straordinario, di un ambrato potente, naso perfetto di miele e altre sensazioni, perlage notevole, buona acidità, sentori evoluti di pepe, spezie, resina. Le note di pasticceria si sono trasformate negli anni. Un vino intenso e complesso, un prodotto da valorizzare, considerando la giovane età del vigneto di provenienza.

 

A La Fiorita non può mancare il “Bagoss”.

Avendo lavorato nel mondo agricolo per 30 anni ho maturato una certa esperienza nel settore. C’è da dire che questo formaggio è fatto da diciotto produttori, diciotto stalle vicino al passo di Gaver, siamo nei pascoli montani sopra il territorio di Bagolino. Prodotti che rappresentano un territorio e le persone che ci vivono. Non è una D.O.P. perché la produzione è molto limitata, ma di certo il Bagoss non ha bisogno del marchio D.O.P.. Io lo compro da uno stagionatore che viene spesso da noi in azienda. Sono davvero pochissimi gli stagionatori e questo processo bisogna farlo nel territorio per mantenere le peculiarità del luogo di origine, come avviene per il Franciacorta, dove tutti i processi, dalla produzione delle uve, alla spumantizzazione, avvengono rigorosamente da noi. Usiamo il Bagoss come formaggio da tavola, ma lo usiamo anche nei piatti, ad esempio nel risotto e negli gnocchetti conditi con una crema di Bagoss. Sono una cosa spettacolare, peccato che tu stasera non ci sarai.

 

Ho un ricordo qui a La Fiorita: le cipolline in agrodolce una delle tante preparazioni fatte all’interno del tuo agriturismo.

Tanti prodotti che serviamo, sono realizzati da noi nella nostra cucina, partendo dalla materia prima.

 

Siamo stati nel forziere dove conservi preziose bottiglie, come appunto questa vendemmia 2003 bottiglie che hanno caratterizzato il cammino del La Fiorita nel corso della sua storia, ma parliamo del 2020.

Un’annata ottima in termini quantitativi e qualitativi. Quantità nella media, circa cento quintali di uva per ettaro, con poche grandinate, abbastanza precoci, che non hanno compromesso la vendemmia. Annata che meriterà tra qualche anno e infatti del 2020 faremo qualche riserva. Degusteremo qualcosa di questa annata già oggi in cantina e ti farò sentire il potenziale della nostra vendemmia.

 

Insomma come gli esseri umani; già dal primo vagito capisci come sarà da adulto, il carattere che avrà e cosa potrà dare alla società. Piero ti faccio un tributo e non è la prima volta che te lo dico. In tutte le occasioni che ci siamo incontrati fuori dai confini nazionali, sei sempre stato un grande ambasciatore, in primis della tua azienda, ma soprattutto della Franciacorta e del Made in Italy in generale. Infatti oggi ricorre il quarto anniversario di Mega Vino a Bruxelles, ma parlo anche delle diverse volte che ci siamo incontrati in Olanda, Parlo di Cracovia e altre occasioni.

Diciamo che ho seminato bene per l’Italia, per La Franciacorta e per La Fiorita. Infatti qualche nicchia di mercato estero lo abbiamo conquistato. Siamo presenti in Olanda, in Belgio, in Germania, Austria, Svizzera e Giappone.

 

Ricordo il Pierangelo Plebani Direttore del Consorzio.

In Franciacorta le aziende più significative del nostro territorio hanno tracciato la strada producendo la crescita del territorio, ma è l’unità che fa la forza e quindi la crescita del territorio deve essere la crescita di tutte le realtà, non solo dei grandi big. Per crescere bene si deve crescere insieme. Poche aziende rappresentano la maggior parte del territorio, come d’altronde avviene dappertutto. Qui da noi 5/6 aziende rappresentano il 50% del Franciacorta e l’altro 50% è rappresentato dal restante 98% delle aziende. Bisogna tener sempre conto di queste realtà a dimensione familiare con una notevole resistenza economica rispetto alla grande realtà imprenditoriale. L’azienda familiare resisterà sempre, avrà sempre vita perché ha dietro una famiglia o più famiglie ed è l’ispirazione e la rappresentazione del mondo dal quale provengo.
Credo che l’agricoltura sia rappresentata dai coltivatori diretti, da coloro che provengono direttamente dalla campagna, che coltivano e trasformano i prodotti della terra. Ora che i tempi sono cambiati abbiamo bisogno di avvicinare il consumatore molto di più e noi abbiamo realizzato questo nel migliore dei modi, perché abbiamo potenziato l’agriturismo, l’ospitalità, la didattica. Con la produzione derivante da pochi ettari, all’incirca dieci, riusciamo a fatturare una cifra interessante, circa settecento, ottocentomila euro e lo facciamo perché abbiamo valorizzato il prodotto iniziale, cioè l’uva.

 

Abbiamo visto la cantina, le cataste di bottiglie quelle in punta, quelle coricate che invece devono ancora affrontare il processo di remuage, il percorso che vede la bottiglia sollevarsi e girare nel corso delle settimane e che alla fine, con la bottiglia in punta, ormai pulita dai lieviti e dai residui, che si sono depositati all’altezza del tappo, aspetta la sboccatura. Abbiamo anche visto questa operazione in diretta davanti al meraviglioso trattore anni 50 parcheggiato in azienda.
Grazie ancora Piero e arrivederci alla prossima stagione nella quale magari vedremo grappoli e foglie verdi, intanto adesso la vigna riposa dopo aver dato tanto e il lavoro grosso si è spostato in cantina, anche questa è un’arte, fare un grande vino da buone uve.

Il cantiniere può solo rovinare quello che la natura gli ha dato e devo dire che noi siamo abbastanza bravi a conservare e valorizzare quello che la natura ci offre e quello che troviamo in bottiglia dopo 17 anni, come in questo caso, è il frutto del lavoro svolto 17 anni prima. Poi vedrai in cantina questo 2020 per renderti conto delle sue potenzialità.

 

 

Ora è un piacevole succo di frutta, lo degusterò volentieri, ma voi già sapete l’evoluzione che avrà una volta in bottiglia e una volta con i lieviti. Grazie Piero e alla prossima.

 

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